la FILOSOFIA del controllo: Cosa significa controllare e perché controllare!?
La cultura del #controllo di gestione è ormai pane quotidiano dei manager, dei CFO in particolare, delle nostre medio-grandi aziende.

Purtroppo le piccole sono spesso destrutturate da questo punto di vista e la cultura del controllo risiede al 100% nella mente di chi ha le redini in mano e che fa l’azienda.
Ma non è di struttura e quindi tecnicismi che si vuole riflettere. Piuttosto di filosofia e approccio!
Cosa significa controllare e perché controllare!? Va detto che la parola controllo evoca qualcosa di negativo…e quindi l’attività che lo incarna ha già un handicap in partenza in termini di accettazione nella comunità di impresa o di qualsiasi organizzazione in genere.
Il controllo su di noi dei nostri genitori quando eravamo ragazzini sapeva di ingerenza e di privazione di libertà…..poi da grandi abbiamo capito che ci sbagliavamo! Ora se siamo preposti al controllo in un’organizzazione, certo non possiamo dare questa impressione a chi lavora con noi e che deve trovare direction dal nostro controllare. Allora bisogna comprendere e interiorizzare che il controllo è un’attività derivata, viene dopo la pianificazione – strategica e non – e viene quindi dopo la fissazione di un obiettivo che normalmente incarna la “ricetta” dalla quale l’organizzazione può trarre la propria sopravvivenza o, molto meglio, la propria sostenibilità.
Capire questo per il manager non è un semplice dovere ma un atto di responsabilità, dove professionalità e senso civico si fondono assieme senza poterli distinguere con netta demarcazione.
Se un bel giorno mi rendo conto che sto ingrassando e decido di perdere peso, l’attività di controllo non sarà quella di misurare il mio peso sulla bilancia ogni mattina ma piuttosto mettere in pratica tutte le indicazioni ricevute dal dottore e che avrò fatto mie e comprese fino in fondo. La bilancia sarà l’ultimo atto.
Controllare vuol dire semplicemente portare a casa un obiettivo, che però mi calo addosso, faccio mio e lo traduco in azioni professionali che in modo più o meno diretto danno valore all’obiettivo. Così dimagrisco…..così l’azienda esce dalla crisi….così la mia università scala le graduatorie…..così si crea valore. Tutto subordinato a cosa? ecco le parole magiche: comprensione, condivisione, ascolto, azione e infine “accountability”, e cioè rispondere di quello che abbiamo fatto!
E’ quindi chiaro che non è il CFO che “fa il controllo” ma tutti i membri dell’organizzazione quando mettono i campo le giuste azioni per raggiungere gli obiettivi. Il CFO dà “vision” agli attori, coordinamento e poi “lettura e interpretazione” alle risultanze delle azioni degli stessi; li aiuta a valutarle e reimpostarle. E’ un consigliere non …..un “conta fagioli”!
Bravo!